martedì 23 aprile 2013

La cattura

Non ho mai scritto, né iniziato, un romanzo in vita mia. E neppure racconti. Non so nemmeno se sono capace di cimentarmi con la scrittura creativa.
Qualche anno fa però volevo provare a raccontare, pensando a dei lettori ragazzi o bambini, cosa può voler dire, per una tartaruga marina, essere catturata in una rete. E l'ho fatto appunto in forma di racconto, e dal punto di vista della tartaruga stessa.
Il racconto, breve, si chiama "La cattura", e potete leggerlo qui.

Nelle settimane scorse il racconto è stato letto, grazie alla collaborazione con il CEA "La Marina Ecoidee", in una scuola dell'infanzia e in una prima elementare di Porto San Giorgio. I bambini hanno fatto poi molti disegni ispirati alla mia storia. Il che mi ha reso molto più orgoglioso che non se avessi vinto un premio letterario.
La loro insegnante, insieme ad altre colleghe, ne ha infine ricavato un video, che potete vedere qui sotto.
Io non posso che ringraziarli di questo grande onore che mi hanno concesso e lo farò presto con una lettera.




giovedì 18 aprile 2013

Il delfinario "strategico"

Esistono ancora 5 delfinari in Italia: Oltremare a Riccione, L'Acquario di Genova (non è propriamente un delfinario, ma mantiene comunque delfini in cattività), lo Zoomarine di Torvaianica (Roma), il delfinario di Fasano in Puglia, e il delfinario di Rimini.
Quello di Rimini, la mia città, è il più vecchio di tutti. E' stato costruito nel 1964 ed è datato non solo come struttura ma anche come concezione: una vasca di cemento di 20 metri di diametro, per cinque metri di profondità. Tonda, sempre uguale a se stessa.
Ci vivono dentro, attualmente, 4 delfini. La proprietà ne avrebbe altri due, ma la vasca è troppo piccola e con sei animali sarebbe fuorilegge (lo è comunque), e dunque sono ospitati a Oltremare.

Nel Decreto Ministeriale del 2001, che regola il mantenimento dei delfini (dei tursiopi) in cattività, si dice, tra le altre cose, che il delfinario deve essere dotato di una vasca, aggiuntiva e separata dalla principale, dedicata alle cure medico-veterinarie. Rimini non ce l'ha. E' dunque fuorilegge, da almeno 12 anni.

Finalmente, sui quotidiani di ieri leggiamo che il Ministero della Salute (competente anche per il benessere animale) ha detto basta: dopo l'estate, o si fa la vasca nuova, o il delfinario chiude. Non è che la vita dei delfini ospiti migliorerebbe di molto, ma almeno il minimo indispensabile per la loro salute, previsto per legge, deve essere fatto. Il problema è che la vasca di Rimini è sulla spiaggia, e lo spazio per allargarsi dovrebbe "mangiarlo" alla spiaggia stessa. Che però, ovviamente, è del demanio, dunque dello Stato.

Per fare sì che il delfinario avesse una proroga a operare, almeno fino alla fine dell'estate, è intervenuto, ad ottobre scorso, il Comune di Rimini, con una lettera al Ministero stesso, dove si legge che "il delfinario è una realtà strategica, qualificante e coerente con la natura e gli obiettivi turistici di questa città".

Ora, il mondo corre in avanti, così come va avanti, progredisce e si modernizza il nostro rapporto con le altre creature viventi del pianeta. I delfinari sono sempre più anacronistici, obsoleti, superati. Non hanno più un senso, sono diseducativi. Molti paesi (più della metà), in Europa, se ne sono sbarazzati da tempo. L'uomo ha mille e più modi diversi per divertirsi, modi che non contemplino la sfruttamento e la lesione della dignità di altre creature viventi. Intrattenimenti da popolo ignorante e facilone, che si accontenta di tutto, e non approfondisce nulla.

E io mi vergogno di vivere in una città la cui amministrazione ritiene che l'obsoleto, triste e squallido spettacolo di quattro animali che saltano a comando in una bacinella di cemento, rappresenti una realtà strategica e addirittura qualificante. Capisco benissimo invece come questo sia "coerente con la natura e gli obiettivi turistici di questa città", una città dove la cultura è un optional, ormai da troppo tempo, dove i turisti sono attirati da notti rosa, dj sets e spiagge a buon mercato, e dove mai si è provato ad "alzare il livello". Perché in fondo va bene così. O forse andava, vista l'emorragia di turisti degli ultimi anni.
Il delfinario è vecchio e pure brutto da vedere, proprio vicino al porto. Lo spettacolo che propone lo è ancora di più. Sarebbe ora che Rimini proseguisse oltre.

sabato 6 aprile 2013

Tre balene al cinema

Pochi giorni fa sono riuscito finalmente a vedere il film "Qualcosa di straordinario", basato sulla storia delle tre balene grigie intrappolate nel ghiaccio, a nord dell'Alaska, nel 1988. E' una storia che conosco bene, dal momento che le ho dedicato il capitolo 10 del mio "Jack il delfino e altre storie di mare". Proprio per questo motivo ero un po' titubante al pensiero di vederlo, visto che spesso gli adattamenti per il cinema richiedono, o inducono, particolari... stravolgimenti della storia originale.
Qui qualche forzatura e una certa spinta a romanzare la storia c'è, ma per fortuna neanche tanto. Una vera storpiatura però è la scena in cui la protagonista, l'attivista di Greenpeace, scende sott'acqua con le balene. Una sciocchezza, non solo perché nella realtà a nessuno è mai venuto in mente di fare una cosa del genere: l'acqua era decisamente troppo fredda... così come l'aria che ti aspettava alla risalita. Inoltre, tutta questa scena ha, in definitiva, l'unica finalità di infilarci dentro l'invenzione che la balena più piccola avesse una rete attorno alla coda. Si vede l'ambientalista (nel film interpretata da Drew Barrymore) osservare le balene "eyes to eyes" e poi accorgersi della rete attorno alla coda della cucciola e, con estrema facilità, tagliarla via.
Niente di tutto ciò è mai avvenuto. Come mai allora? A cosa serve questo particolare, del tutto inventato? Forse perché la cause del tutto naturali della situazione – tre balene colte di sorpresa dal ghiaccio in formazione, e costrette per giorni a respirare da un buco nel ghiaccio stesso, tenuto aperto dalle loro enormi teste, che emergono a intervalli – forse queste cause, questo puro caso della natura, non bastavano a giustificare tutta la macchina umana che si è messa in moto per queste balene?
Forse chi ha scritto l'adattamento cinematografico si è chiesto, come ho fatto io scrivendo la storia (ma anche tante altre volte), perché mai l'uomo è "dovuto" intervenire contro la spietatezza di madre natura? Nel film, a un certo punto, il giornalista chiede alla ragazza di Greenpeace "Mi dici perché ci importa così tanto di queste balene? Insomma, se fossero... cervi, o lucertole...". Eh già se fossero stati cervi o lucertole? Quante volte mi sono fatto la stessa domanda. Mi sono chiesto anche "Se Mary fosse stata un tonno?"
Insomma, se non avete visto il film, guardatelo. Non aspettatevi granché, ma se amate i Cetacei e le storie vere non sprecherete due ore. Poi, però andate a leggervi la vera storia.

venerdì 5 aprile 2013

Pensierini post-trasloco

Ben ritrovati a tutti. Torno dopo lunga assenza a causa di un massacrante trasloco, e relativi disagi, non ultimo la mancanza del collegamento a internet, che dura tuttora, nonostante abbia fatto richiesta, ai signori di Tiscali, già il 1 marzo... Vabbè.

Qualche pensierino qua e là.

- Continua la moria di stenelle in Tirreno, ne ho parlato qua. Ieri ero a Padova e ho chiacchierato con Sandro Mazzariol, responsabile del CERT (Cetacean stranding Emergency Response Team) e uno degli artefici della riorganizzazione della rete di intervento nazionale sui cetacei spiaggiati.
Siamo arrivati a oltre 90 esemplari spiaggiati, in pratica da inizio anno ad oggi. Un'ecatombe. Le cause al momento restano sconosciute, e questo nonostante l'ottimo lavoro svolto. Gli Istituti Zooprofilattici della costa interessata dal fenomeno, principalmente Toscana e Lazio, stanno lavorando benissimo e circa l'80% degli animali spiaggiati è stato analizzato e campionato a fondo. E quelli non sottoposti a necropsia è solo perché erano in stato di decomposizione troppo avanzata. Nella riorganizzazione della rete di intervento, gli Zooprofilattici sono adesso gli enti responsabili per gli spiaggiamenti di cetacei morti, e la cosa pare funzionare.
Le ipotesi sulle cause di questi spiaggiamenti sono diverse, ma nessuna, per ora, risolutiva.

- Ho cominciato a lavorare per il progetto Netcet, che ha per sottotitolo "Per la salvaguardia di Cetacei e Tartarughe marine dell'Adriatico". Finanziato con fondi europei, conta numerosi partner, da Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro e Albania.
E' un grosso progetto che ho visto nascere, quando ancora lavoravo per Fondazione Cetacea, e sono molto contento che abbiamo avuto il finanziamento e sia finalmente partito. Prevede diverse azioni, che potete leggere sul sito stesso.
Ora l'Università di Padova mi nuovamente "tirato dentro" al progetto, affidandomi alcune delle attività, in particolare la parte relativa ai corsi di formazione.

- Vi segnalo anche un lungo articolo, infatti lo abbiamo diviso in due parti, sul mondo sensoriale degli squali. E' appena uscito su Mare Mag. E', per la verità, un vecchio articolo, scritto a quattro mani con Irene Bianchi, che avevamo pubblicato su una... fanzine che allora stampavamo insieme: la mitica "Uno Squalo Per Amico News". L'articolo è ancora attuale. Lo trovate qui: